salti : un hobbit nel contesto

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Giap

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Il Movimento Arts and Crafts e J.R.R. Tolkien

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Immaginario della Terra di Mezzo e filosofia dell’arte manuale di Ty Rosenthal

Il movimento compì il suo ciclo, dall’inizio alla fine, tra il 1860 e i tardi anni Trenta del Novecento. In quell’arco di tempo impattò con lo sviluppo della produzione manifatturiera, il suffragio femminile, e i cambiamenti di idee sul ruolo dell’arte e sulla natura in una società industrializzata.

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Il padre di Morris aveva perfino fatto costruire una piccola armatura completa per lui in modo che potesse andarsene all’avventura per i cortili di casa in groppa a un pony!

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Per coloro che potevano permettersi di coglierlo, c’era un aspetto affascinante nei prodotti del lavoro industriale. Qualsiasi cosa fosse nuova per tecnologia e fabbricazione divenne popolare. Si pubblicizzavano gli alimenti pretrattati. I nuovi sviluppi della chimica e della metallurgia instillavano poco alla volta cambiamenti nel vestiario delle donne, rendendo l’acciaio abbastanza economico da essere usato nei corsetti e nelle crinoline, e producendo vividi coloranti d’anilina, soprattutto tonalità di porpora, per rendere i vestiti più brillanti.

Rudyard Kipling White Man’s Burden

Take up the White Man’s burden –
send forth the best ye breed –
go bind your sons to exile
to serve your captive’s need;
to wait in heavy harness
on fluttered folk and wild –
your new-caught, sullen peoples,
half devil and half child.

Take up the White Man’s burden –
in patience to abide,
to veil the threat of terror
and check the show of pride;
by open speech and simple,
an hundred times made plain,
to seek another’s profit,
and work another’s gain.

Take up the White Man’s burden –
the savage wars of peace –
fill full the mouth of Famine
and bid the sickness cease;
and when your goal is nearest
the end for others sought,
watch Sloth and heathen Folly
bring all your hope to nought.

Take up the White Man’s burden –
no tawdry rule of kings,
but toil of serf and sweeper –
the tale of common things,
the ports ye shall not enter,
the roads ye shall not tread,
go make them with your living,
and mark them with your dead!

Fu da questi presupposti che l’Arts and Crafts sviluppò le sue visioni filosofiche. Quella più comunemente citata al giorno d’oggi è, guarda caso, di William Morris: “Non abbiate nulla nelle vostre case che non riconosciate come utile o che non riteniate bello” [17]. Questa massima tanto è affascinante quanto è in grado di riassumere nitidamente la credenza dell‘Arts and Crafts che la bellezza e gli oggetti d’uso quotidiano potessero e dovessero fondersi assieme. Per Morris, una bella decorazione era una “alleanza con la natura”, e la natura, come gli uccelli, gli alberi, e la possibilità di vivere a contatto con l’ambiente, era altamente apprezzata

[persona numero 1]

Gli idealisti dell’Arts and Crafts sono forse stati i primi ad adottare l’idea che si potesse “pensare globalmente, comprare localmente”, e preferivano che i loro oggetti fossero fabbricati da artigiani locali, quando addirittura non se li costruivano da soli.

(si stava meglio quando si stava peggio)

Le donne furono ampiamente coinvolte nell’Arts and Crafts grazie alla sua apertura, motivata dall’idea che questo tipo di lavoro artistico fosse un’occupazione appropriata per una donna e che elevasse lo spirito. Le donne divennero anche intagliatrici e orafe professioniste proprio grazie ai curricula della scuola di Arts and Crafts

[persona numero 2 e persona numero 3]

Do you feel like a chain store
Practically floored
One of many zeros
Kicked around, bored?

Your ears are full but you’re empty
Holding out your heart
To people who never really
Care how you are

So, give me coffee and TV, history
I’ve seen so much
I’m goin’ blind
And I’m brain-dead virtually

Sociability, it’s hard enough for me
Take me away from this big bad world
And agree to marry me
So we could start over again

Do you go to the country?
It isn’t very far
There’s people there who will hurt you
‘Cause of who you are
Your ears are full of the language
There’s wisdom there, you’re sure
‘Til the words start slurring
And you can’t find the door

So, give me coffee and TV, history
I’ve seen so much
I’m goin’ blind
And I’m brain-dead virtually

Sociability, it’s hard enough for me
Take me away from this big bad world
And agree to marry me
So we could start over again

So, give me coffee and TV, history
I’ve seen so much
I’m goin’ blind
And I’m brain-dead virtually

Sociability, it’s hard enough for me
Take me away from this big bad world
And agree to marry me
So we could start over again

Oh, we could start over again
Oh, we could start over again
Oh, we could start over again
Oh, we could start over again

Nella sua devozione alla bellezza, all’utilità e alla storia, l’Arts and Crafts sacrificò il senso dell’umorismo. Questo lo rese un bersaglio perfetto per chi voleva fare satira sul movimento. Gli schernitori dell’epoca trovavano nuove frecce per il loro arco quando l’Arts and Crafts veniva preso di mira dagli Esteti – gente della classe medio-alta che amava l’arte perché era di moda, senza fare molte distinzioni sulla sua provenienza

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Suo nonno poteva scrivere il Padre Nostro nella circonferenza di una moneta da sei pence usando un pennino affilato, e raccontò al giovane Tolkien l’aneddoto di quanto era stato lodato da re Guglielmo IV per il suo eccellente lavoro artistico

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Tolkien si imbatté senz’altro nei lavori di Walter Crane

Walter Crane. Illustration from Puss in Boots, 1873

Noto principalmente per le sue illustrazioni di libri per l’infanzia, tra le quali è possibile citare Il principe ranocchio, La Bella e la Bestia, La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto Rosso, Il gatto con gli stivali, Barbablù, Jack e la pianta di fagioli, Princess Belle Etoile e The Robber Bridegroom.

THE SONG OF SIXPENCE Walter Crane’s picture books

(found in Project Gutenberg)

W (from AN ALPHABET OF OLD FRIENDS, Walter Crane’s picture books)

“Where are you going, my pretty maid?”
“I’m going a milking, sir,” she said.
“May I go with you, my pretty maid?”
“You’re kindly welcome, sir,” she said.
“What is your father, my pretty maid?”
“My father’s a farmer, sir,” she said.
“Say will you marry me, my pretty maid?”
“Yes, if you please, kind sir,” she said.
“What is your fortune, my pretty maid?”
“My face is my fortune, sir,” she said.
“Then, I won’t marry you, my pretty maid!”
“Nobody asked you, sir,” she said.

(…)

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