maledicenti e rime di rabbia

 

nuove scoperte dall’articolo sul nuovo libro-inchiesta Io vi maledico di Concita di Gregorio.

 

da canzoni contro la guerra:

Originale: versione della Fête de la Fédération, 14 luglio 1790
Testo: anonimo, menzionato tale Ladré
Musica: sull’aria del Carillon National de Bécourt

Il Ça ira ha una doppia storia. In origine era un canto sì rivoluzionario, ma piuttosto infiammato di ardore nazionale. Un testo lunghissimo e per nulla “antibellico”, anzi. Il 14 luglio 1790, durante la prima Fête de la Fédération indetta a Parigi per festeggiare l’anniversario della Presa della Bastiglia, la gente (forse su composizione istantanea del Ladré nominato sopra) improvvisò questo testo, che c’interessa maggiormente e che divenne il vero Ça ira. Per la cronaca, le prime a berciarlo furono le donne.

Ah ça ira! Sì, sì che va!
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates à la lanterne Questi nobilastri a un lampione,
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates on les pendra A un lampione li si impiccherà
Et quand on les aura tous pendus, e quando saranno tutti impiccà,
On leur fichera la pelle au cul! un baston nel cul gli si ficcherà!
V’la trois cents ans qu’ils nous promettent Son trecent’anni che ci promettono
Qu’on va nous accorder du pain Che ci sarà dato del pane,
V’la trois cents ans qu’ils donnent des fêtes Son trecent’anni che fanno feste
Et qu’ils entretiennent des catins E che mantengono puttane
V’la trois cents ans qu’on nous écrase Son trecent’anni che ci schiacciano,
Assez de mensonges et de phrases Basta bugie e belle parole,
On ne veut plus mourir de faim Non vogliamo più morir di fame!
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates à la lanterne Questi nobilastri a un lampione,
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates on les pendra A un lampione li si impiccherà
Et quand on les aura tous pendus, e quando saranno tutti impiccà,
On leur fichera la pelle au cul! un baston nel cul gli si ficcherà!
V’la trois cents ans qu’ils font la guerre Son trecent’anni che fanno la guerra
Au son des fifres et des tambours Al suono dei pifferi e dei tamburi
En nous laissant crever d’misère Lasciandoci crepare di miseria,
Ça n’pouvait pas durer toujours E no che non poteva durar sempre
V’la trois cents ans qu’ils prennent nos hommes Son trecent’anni che ci prendono gli uomini
Qu’ils nous traitent comme des bêtes de somme E che ci trattano da bestie da soma,
Ça n’pouvait pas durer toujours E no che non poteva durar sempre!
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates à la lanterne Questi nobilastri a un lampione,
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates on les pendra A un lampione li si impiccherà
Et quand on les aura tous pendus, e quando saranno tutti impiccà,
On leur fichera la pelle au cul! un baston nel cul gli si ficcherà!
Le châtiment pour vous s’apprête La punizione per voi sta arrivando
Car le peuple reprend ses droits Perché il popolo si riprende i diritti,
Vous vous êtes bien payé nos têtes Vi siete ben saziati delle nostre teste,
C’en est fini Messieurs les rois Ora è finita, cari signori re!
Il n’ faut plus compter sur les nôtres Che non si conti mai più sulle nostre
On va s’offrir maint’nant les vôtres Ché ora ci saziamo con le vostre
Car c’est nous qui faisons la loi Perché siam noi che facciamo la legge!
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates à la lanterne Questi nobilastri a un lampione,
Ah ça ira ça ira ça ira Sì, sì che va, sì che va, sì che va,
Les aristocrates on les pendra A un lampione li si impiccherà
Et quand on les aura tous pendus, e quando saranno tutti impiccà,
On leur fichera la pelle au cul! un baston nel cul gli si ficcherà!

Rima della rabbia giusta

Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

da Rime di Rabbia di Bruno Tognolini

(…)

Noi, insieme con le nostre maestre, abbiamo scelto il suo libro RIME DI RABBIA e lo abbiamo rappresentato in una recita dove ognuno di noi si arrabbiava “usando” una sua rima. Abbiamo anche registrato un DVD (in un’aula e non per strada) che vorremmo inviarle perché anche lei possa vedere che fonte di idee e di spunti sono i suoi libri.

(…)

I 23 bambini della 4A e le loro maestre Gioia e Karen.

 

Ed ecco: a proposito della efficacia, convinzione, adesione, ritmo, insomma presenza e vita con cui i bambini “dicono” le poesie: guardate e ascoltate questi bambini genovesi! E non fatevi ingannare solo dall’enfasi furiosa: sentite come battono bene le due ali di Senso e di Suono. Il ritmo pesta a perfetto metronomo, il senso… be’, l’impressione è semplice: questi bambini sanno benissimo cosa stanno dicendo. E in un bambino che ripete una poesia questa semplice condizione è invece piuttosto rara. Ciò che dice lo lo riguarda, è troppo impegnato a ripetere…
Questi dicono, fanno, sono.

Bruno Tognolini

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